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1 di 5 Domande

Osservando un angio-TC, il collega radiologo afferma che l'arteria uterina origina per lo più:














La risposta corretta è la C.
L’utero è vascolarizzato dall’arteria uterina, un ramo dell’arteria iliaca interna che si distacca nel punto in cui l’arteria iliaca interna delimita posteriormente la fossetta ovarica.

2 di 5 Domande

Scenario MA1Y: Una donna di 68 anni viene sottoposta a un intervento di isterectomia in seguito a una diagnosi di tumore endometriale di tipo II. Quale delle seguenti NON è una caratteristica del carcinoma endometriale di tipo II?














La risposta corretta è la B.
Per il carcinoma non-endometrioide di tipo II non è caratteristico insorgere nel contesto di una iperplasia endometriale. Dal punto di vista istologico esistono:
- i carcinomi endometrioidi (o di tipo 1), che sono i più frequenti, solitamente estrogeno-sensibili, diagnosticati in pazienti giovani, obese o in peri-menopausa. Si associano ad una prolungata esposizione dell’endometrio agli estrogeni endogeni o esogeni (non contrastati dal progesterone), ciò causa la continua proliferazione dell'endometrio, che porta ad iperplasia cellulare fino allo sviluppo dell’adenocarcinoma. I fattori di rischio comprendono nulliparità, menarca precoce, menopausa tardiva e tumori che producono estrogeni (ad esempio, tumori delle cellule della granulosa ovarica), obesità, diabete mellito di tipo 2. Tali tumori sono generalmente di basso grado, l'adenocarcinoma endometrioide è l'istologia più frequente e può mostrare instabilità dei microsatelliti con mutazioni di PTEN, PIK3CA, KRAS, e CTNNBI;
- i carcinomi non endometrioidi (o di tipo 2), che sono generalmente di alto grado. In dettaglio, il prototipo dell’adenocarcinoma non endometrioide è l’adenocarcinoma sieroso-papillare, che è raro e deve essere sospettato in donne di fascia di età di 10 anni superiore a quella dell’adenocarcinoma endometrioide o con anamnesi positiva per irradiazione pelvica, terapia prolungata con tamoxifene e cancro della mammella. Tendono a colpire le donne anziane (risposta A errata). Hanno un decorso aggressivo (risposta B errata). Dal 10 al 30% circa hanno mutazioni di p53 (risposta D errata). Si verificano più comunemente nelle donne in post-menopausa, ma anche nelle donne giovani, in premenopausa, con anovulazione cronica o con sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) (risposta C errata). Altri tipi istologici più rari sono rappresentati dai carcinosarcomi.

3 di 5 Domande

Scenario UU1T: Una donna di 41 anni si presenta lamentando secchezza e bruciore vaginale e saltuarie piccole perdite di sangue post coitali. La paziente riferisce di essersi esaminata ma di non aver notato nulla di strano. I sintomi descritti suggeriscono di mettere in diagnosi differenziale tutti i seguenti, TRANNE:














La risposta corretta è la D.
I sintomi descritti della paziente del caso clinico suggeriscono di escludere fra le diagnosi differenziali la dilatazione cistica della ghiandola del Bartolini, anche considerando l’esame obbiettivo negativo. Tali ghiandole mucose, localizzate bilateralmente in profondità ai lati dell’orifizio vaginale, producono muco e si aprono attraverso un condotto di 2-2,5 cm nel vestibolo della vagina, situato tra l'imene e le piccole labbra. Sono deputate alla produzione di un fluido lubrificante durante il rapporto sessuale. Una cisti della ghiandola di Bartolini deriva dall'accumulo di liquido a causa di un blocco del dotto della ghiandola stessa, con una risposta infiammatoria minima nei tessuti circostanti. La presenza della cisti, soprattutto se voluminosa, può causare dolore durante la deambulazione, asimmetria vulvare, dispareunia, secchezza vaginale, ma non solitamente perdite ematiche post-coitali. Inoltre, la cisti può talvolta infettarsi, con la conseguente formazione di ascessi. La diagnosi è clinica ed in alcuni casi sarebbe consigliato eseguire la biopsia per escludere una neoplasia vulvare. Il trattamento è chirurgico, con drenaggio e/o resezione.
Al contrario, la dermatite vulvare, una condizione infiammatoria che interessa i genitali esterni, il lichen sclerosus, una patologia di interesse dermatologico di carattere infiammatorio cronico e progressivo, la trichomoniasi, una patologia a trasmissione sessuale dovuta all’infezione da trichomonas vaginalis, devono essere considerate fra le diagnosi differenziali per tale paziente (risposta A, B, C ed E errate).

4 di 5 Domande

Scenario RF3I: Si presenta all'attenzione del medico una paziente di 53 anni che ritiene di non essere ancora in menopausa perché ha ancora, per quanto scarse e non periodiche, perdite ematiche vaginali. Si procede con la visita senza alcun reperto obiettivo e si effettua un'ecografia transvaginale che evidenzia un endometrio spesso circa 12 mm. La paziente risulta affetta da adenocarcinoma endometriale. Quale tra le seguenti affermazioni sul carcinoma endometriale è corretta?














La risposta corretta è la D.
La pregressa terapia con soli estrogeni è un fattore di rischio accertato per l’adenocarcinoma endometriale, che rappresenta la quarta neoplasia più frequente nel sesso femminile nei paesi industrializzati. La maggior parte dei tumori dell’endometrio viene diagnosticata nelle donne di età compresa tra i 50 e i 60 anni (risposta B errata). I principali fattori di rischio sono l’eccesso di estrogeni e la carenza di progesterone (dovuti a terapie estrogeniche, nulliparità, menarca precoce e menopausa tardiva, anovularietà, sindrome dell’ovaio policistico), il diabete, l’obesità, l’ipertensione e l’anamnesi personale e familiare positiva per tumore ovarico o della mammella (risposte C ed E errate).

5 di 5 Domande

Scenario DD4U: Viene visitata una paziente di 35 anni che presenta un dolore pelvico cronico già altrimenti indagato, per il quale è stato posto il sospetto di endometriosi pelvica. Nel valutare l'anamnesi della paziente, quale dei seguenti NON avvalla il sospetto diagnostico?














La risposta corretta è la D.
La pluriparità non supporta la diagnosi di endometriosi, la presenza della normale mucosa endometriale anormalmente impiantata in luoghi diversi dalla cavità uterina: infatti, le donne che hanno avuto una prima gravidanza dopo i 30 anni hanno più probabilità di sviluppare tale patologia.
Tipicamente tali impianti ectopici si riscontrano nella pelvi (al livello delle ovaie, delle tube di Falloppio, della vagina, della cervice, dei legamenti utero-sacrali o nel setto retto-vaginale) e si manifestano clinicamente con dismenorrea grave, dolore pelvico cronico e/o infertilità. I siti di impianto più insoliti sono rappresentati da: cicatrice laparotomica, pleura, polmone, diaframma, rene, milza, cistifellea, mucosa nasale, canale spinale, stomaco, ghiandola mammaria. Infine, donne che hanno avuto menarca precoce e/o ipermenorrea e/o storia familiare sono più a rischio per tale patologia (risposte A, B e C errate).

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