Simulazioni MG 004 Domanda 094-096 – Test Ammissione

Simulazione

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1 di 3 Domande

Quale tra i seguenti segni/sintomi non è tipico della chetoacidosi diabetica?

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La risposta corretta è la E.
La chetoacidosi diabetica è una complicanza acuta del diabete (in particolare più frequente tra i pazienti con diabete mellito di tipo 1), caratterizzata da iperglicemia, iperchetonemia e acidosi metabolica. La presenza di iperglicemia determina una diuresi osmotica con significativa perdita di liquidi (poliuria con polidipsia) ed elettroliti. Si manifestano anche nausea, vomito (risposta D errata), dolore addominale (risposta A errata), respiro di Kussmaul (risposta C errata), disidratazione, ipotensione, cefalea, astenia, stato confusionale. Caratteristico è l’odore fruttato dell’alito per l’eliminazione dell’acetone per via aerea (risposta B errata). La patologia può progredire fino all’edema cerebrale, al coma e al decesso. La presenza di edemi declivi non è tipica della chetoacidosi diabetica.

Rif. g6q6n5me

2 di 3 Domande

Da cosa e' sostenuta la sindrome di Cushing?

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La risposta corretta è la C.
La sindrome di Cushing è un insieme di segni e sintomi dovuti a livelli eccessivamente elevati nel sangue di cortisolo o altri glucocorticoidi. Le cause si distinguono in due gruppi principali: le forme ACTH dipendenti, dove la causa dell’eccesso di cortisolo è un’aumentata produzione dell’ormone ipofisario adrenocorticotropo, e forme ACTH indipendenti. Nel primo gruppo rientrano il morbo di Cushing (adenoma ipofisario ACTH secernente, composto da cellule basofile), la secrezione ectopica di ACTH da tumori non ipofisari e la secrezione di CRH da tumori non ipofisari. Nel secondo gruppo rientrano la sindrome di Cushing iatrogena o fittizia, gli adenomi e i carcinomi adrenocorticali ormone secernenti, la malattia nodulare pigmentosa primaria della corteccia surrenale (PPNAD) (o iperplasia micronodulare surrenale bilaterale) e la iperplasia macronodulare surrenale bilaterale.

Rif. r4nt3rnb

3 di 3 Domande

La determinazione dell’emoglobina glicata permette di valutare l’assetto glicemico:

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La risposta corretta è la A.
L’emoglobina glicata si forma perché il glucosio col il suo gruppo aldeidico si lega al gruppo ammidico N-terminale della catena β dell’emoglobina: in un primo momento il legame è reversibile, dopodiché diventa irreversibile e si forma l’emoglobina A1C che è stabile. La determinazione della emoglobina glicata permette di valutare l’assetto glicemico nei 3-4 mesi precedenti l’esame. Infatti, una volta che il glucosio si unisce all’emoglobina, “glicando” la proteina originale, vi rimane legato per l’intera vita del globulo rosso, ovvero circa 120 giorni.

Rif. cp4fcrdo

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