Simulazione FB NEW Casi 021-025 – Test Ammissione

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1 di 5 Domande

Un uomo di 72 anni giunge in PS riferendo di avere dolore all'anca sinistra. Anamnesi patologica remota: circa 8 anni fa impianto di una protesi totale di anca. L’ RX dell’anca mostra l’allentamento della protesi, in particolare della parte acetabolare, per cui il paziente viene sottoposto ad una revisione della protesi. Gli esami ematochimici sono i seguenti: Hb 12,7 g/dl, WCC 5,6 x10^9/l, PLT 210 x10^9/l, Na+ 141 mmol/l, K+ 4,5 mmol/ l, Creatinina 129 µmol/l. Le colture prelevate dal sito di sostituzione della protesi sono positive per P. acnes. Quale dei seguenti antibiotici è probabilmente il più appropriato per l’infezione del paziente?

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La risposta corretta è la D.
Il trattamento antibiotico più appropriato per l’infezione del paziente è la Penicillina in quanto numerosi studi hanno mostrato che P. acnes, responsabile dell’infezione, è generalmente sensibile a questo farmaco. Tuttavia, è comunemente usata anche la terapia di combinazione Linezolid e Rifampicina. La durata del trattamento è solitamente di 7 giorni nel caso si utilizzi la Penicillina, di 14 giorni, invece, qualora venisse usata la doppia terapia. Il batterio P. acnes è una rara causa di allentamento della componente acetabolare nelle protesi totali d'anca, è caratterizzato da una crescita molto lenta, per cui potrebbe causare problemi anche molti anni dopo l’inserimento della protesi.
Rif. oldcase1150001

2 di 5 Domande

Un ragazzo di 17 anni giunge presso il pronto soccorso lamentando una eccessiva sonnolenza diurna in quanto si addormenta spesso mentre mangia o addirittura nel mezzo di una conversazione con la sua ragazza. Riferisce che a volte, improvvisamente e in modo involontario, perde il controllo di tutti i muscoli e cade. Dice, inoltre, di soffrire di allucinazioni, in particolare sente come se qualcuno o qualcosa lo stesse toccando, proprio nel momento in cui cerca di addormentarsi. Data la probabile diagnosi, di quale altro sintomo potrebbe lamentarsi il paziente?

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La risposta corretta è la E.
Data la probabile diagnosi di narcolessia, il paziente potrebbe lamentare sogni vividi anche durante periodi di sonno molto brevi come i pisolini diurni. Infatti, il paziente descrive sintomi correlabili con la diagnosi di narcolessia: eccessiva sonnolenza diurna, improvvisa perdita involontaria del tono muscolare (cataplessia) e allucinazioni poco prima dell’addormentamento (allucinazioni ipnogogiche). In particolare, in associazione alla narcolessia i pazienti possono avere appetito aumentato, con conseguente sovrappeso. Inoltre, viene descritta anche la paralisi del sonno, dove i pazienti si svegliano e sono coscienti, ma non sono in grado di muovere i muscoli, la paralisi viene meno a seguito di stimoli uditivi o tattili.

Rif. oldcase1150002

3 di 5 Domande

Un uomo di 62 anni, con una storia di precedente infarto miocardico inferiore, giunge presso il pronto soccorso lamentando letargia e mialgia. Riferisce di aver recentemente iniziato una nuova terapia farmacologica per il controllo della TSV parossistica e che i farmaci che assumeva in precedenza erano Ramipril, Furosemide, Simvastatina e Aspirina. Le indagini di laboratorio mostrano: Hb 12,9 g/dl, WCC 5,6 x10^9/l, PLT 201 x10^9/l, Na+ 138 mmol/l, K+ 4,0 mmol/l, Creatinina 100 µmol/l, ALT 182 U/l, CK 425 U/l. Quale dei seguenti è il farmaco più probabilmente responsabile del quadro clinico del paziente?

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La risposta corretta è la E.
Il farmaco più probabilmente responsabile del quadro cinico del paziente è il Verapamil, inibitore competitivo del metabolismo della Simvastatina attraverso il sistema CYP3A4, in quanto proprio l’inibizione del metabolismo della Simvastatina sembra responsabile del quadro clinico del paziente, la rabdomiolisi. In particolare, nei pazienti che usano Verapamil non sono raccomandate dosi di Simvastatina superiori a 20 mg. Tuttavia, anche l’Amiodarone e il Diltiazem devono essere usati con cautela nei pazienti che assumono simvastatina.
Invece, i farmaci controindicati in associazione con la Simvastatina includono antibiotici macrolidi, antifungini azolici e gli inibitori della proteasi usati nel trattamento dell’HIV.
Rif. oldcase1150003

4 di 5 Domande

Un uomo di 68 anni, con una nota storia di alcolismo, giunge al pronto soccorso riferendo di essere particolarmente irascibile e di presentare, da circa 4 mesi, perdita di peso, malessere e tosse secca con emoftoe. All'esame obiettivo è febbrile (TC 37,5°C) e presenta ascite di grado moderato. Le indagini di laboratorio mostrano: Fosfatasi alcalina 220 U/l, γ-Glutamil transpeptidasi (γ-Gt) 300 U/l, AST 60 U/l, Hb 11,0 g/dl, MCV 101fl, INR 1.1, Proteine ​​totali nel liquido ascitico 25 g/l, Albumina nel liquido ascitico 18 g/l, Albumina sierica 28 g/l, WCC del fluido peritoneale 400/mm3 di cui 98% Linfociti. Si osservano, inoltre, calcificazioni della ghiandola surrenale. Quale di queste indagini è più utile per formulare una diagnosi?

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La risposta corretta è la A.
In un paziente gravemente malnutrito con febbre, anoressia e perdita di peso deve essere sempre sospettata la tubercolosi addominale, per la quale il gold standard diagnostico è la laparoscopia con biopsia peritoneale. Il limite di proteine per considerare il fluido ascitico come un essudato, è di 30 g/l, ma nel contesto di un'ipo-proteinemia, ciò ha scarsa rilevanza diagnostica. Il marcato aumento della conta dei globuli bianchi è fortemente indicativo di ascite infettiva. 
Infine, il potere diagnostico della coltura del liquido ascitico per micobatteri è molto basso (<10%), anche utilizzando gli ultimi ritrovati tecnologici.
Sebbene la PCR delle cellule del liquido ascitico abbia aumentato la diagnosi non invasiva, i migliori risultati diagnosti si ottengono con la laparoscopia e con la biopsia peritoneale, che portano alla diagnosi nel 95% dei casi (negli ultimi studi effettuati).

Rif. oldcase1150004

5 di 5 Domande

Un uomo di 54 anni e' affetto da artrite reumatoide in trattamento con cicli intermittenti di steroidi a basso dosaggio e prednisolone. Essendo miope e lavorando come operatore informatico, e' molto preoccupato per i possibili effetti collaterali oculari della terapia steroidea. Quali dei seguenti è il più preoccupante tra gli effetti collaterali della terapia steroidea?

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La risposta corretta è la A.
Il più preoccupante tra gli effetti collaterali della terapia steroidea è la formazione di cataratta. In particolare, l’uso di corticosteroidi a lungo termine si associa ad un aumento della pressione intraoculare con sviluppo di cataratta sottocapsulare posteriore, glaucoma, papilledema, assottigliamento o perforazione (nei casi più gravi) della cornea e della sclera. Infine, nei pazienti che assumono corticosteroidi sistemici, potrebbe riaccendersi una malattia oftalmica virale o fungina pregressa.

Rif. oldcase1150005

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