Simulazione FB NEW Casi 056-060 – Test Ammissione

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1 di 5 Domande

Un uomo di 70 anni, con diagnosi di endocardite batterica subacuta, riferisce ipertensione e graduale perdita di peso di circa 4 kg negli ultimi 6 mesi. Anamnesi patologica remota: malattia parodontale per la quale è stato sottoposto ad estrazioni dentarie multiple. All'esame obiettivo la pressione arteriosa è di 123/72 mmHg, polso 78/min e regolare ed è febbrile (TC 38 °C). All’auscultazione cardiaca si apprezza un soffio sistolico sul focolaio della valvola mitrale e il restante esame obiettivo è nella norma. Le indagini di laboratorio sono le seguenti: Hb 9.1 g/dl, WCC 12,4 x10^9/l, PLT 142 x10^9/l, PCR 189 mg/l, Na+ 138 mmol/, K+ 4,5 mmol/l, Creatinina 112 micromol/l, ALT 89 U/l, AST 182 U/l, Albumina 36 g/l, Bilirubina 13 micromol/l. L’emocoltura identifica la presenza di Streptococcus bovis. Quale delle seguenti è l’indagine diagnostica successiva più appropriata?

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La risposta corretta è la B.
L’indagine diagnostica successiva più appropriata è la colonscopia. Infatti, S. bovis è un componente del microbiota del colon nel 5-10% degli individui adulti e, in particolare, nel contesto di un'endocardite, un'emocoltura positiva aumenta la probabilità di un sottostante carcinoma del colon. Tuttavia, si tratta di un microrganismo anche noto per portare ad endocardite attraverso il tratto biliare, ma siccome in questo caso non ci sono sintomi che suggeriscono una malattia biliare, non è indicato effettuare una ERCP

Rif. oldcase1150036

2 di 5 Domande

Una ragazza di 22 anni giunge in PS lamentando la comparsa di una secrezione vaginale bianca e cremosa associata a sintomi di irritazione vulvare. Anamnesi patologica remota: diabete di tipo 1 e rapporti sessuali non protetti la settimana precedente la comparsa della sintomatologia. Anamnesi farmacologica: pillola contraccettiva orale combinata. L'esame dei genitali esterni rivela arrossamento ed infiammazione vulvare, con una patina biancastra adesa alle mucose. L'emoglobina glicata più recente (HbA1c) risulta 88 mmol/l. Quale dei seguenti interventi sarebbe più appropriato in questo caso?

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La risposta corretta è la B.
L’intervento più appropriato potrebbe includere una singola dose da 150 mg di Fluconazolo o l'inserimento di un ovulo vaginale di Clotrimazolo. In particolare, una paziente con secrezione vaginale bianca e cremosa associata a sintomi di irritazione vulvare e anamnesi di rapporti non protetti potrebbe essere affetta da Candida vaginale. Inoltre, dal valore dell’emoglobina glicata, si evince che il controllo del diabete non è ottimale, pertanto è probabile che l'aumento del glucosio circolante possa aver contribuito ad aumentare il rischio di infezione da Candida. Infine, dato lo scarso controllo del diabete, bisognerebbe sconsigliare alla paziente una gravidanza, mentre dovrebbe essere incoraggiata a consultare il suo diabetologo per ottimizzare il regime dietetico e terapeutico per una migliore gestione della malattia di base.

Rif. oldcase1150037

3 di 5 Domande

Un uomo di 67 anni, in dialisi peritoneale automatizzata a lungo termine (APD) che effettua durante la notte, lamenta dolore addominale sordo e generalizzato e riferisce di aver notato che il liquido drenato dalla dialisi è torbido e leggermente ridotto in volume rispetto al solito. Riferisce, inoltre, la comparsa, durante la notte, di febbre e nausea. All'esame obiettivo ha una PA di 122/82 mmHg, il polso di 88/min e regolare. Non vi è nulla da segnalare a carico di cuore, torace e addome. Le indagini di laboratorio mostrano: Hb 10.9 g/dl, WCC 13,2 x10^9/l (neutrofilia), PLT 181 x10^9/l, Na+ 138 mmol/l, K+ 4,9 mmol/l, Creatinina 342 micromol/l, Glucosio 7,0 mmol/l. Analisi del liquido peritoneale: più di 100 GB/microlitro con visualizzazione di microrganismi gram-positivi. Quale delle seguenti è la linea d'azione più appropriata?

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La risposta corretta è la B.
La linea d’azione più appropriata è iniziare terapia con Vancomicina intraperitoneale e passare a CAPD. Infatti, la presenza di organismi Gram-positivi nel fluido peritoneale suggerisce la possibilità che vi sia un’infezione da stafilococco, motivo per cui la somministrazione di Vancomicina risulta l'intervento più appropriato. In particolare, è probabile che una singola dose di Vancomicina intraperitoneale abbia azione fino ad un massimo di 7 giorni, a meno che il paziente abbia una funzione renale residua compromessa. Tuttavia, per evitare una riduzione del flusso del catetere a lungo termine, dopo circa 6 ore il paziente dovrebbe passare alla dialisi peritoneale ambulatoriale continua (CAPD).

Rif. oldcase1150038

4 di 5 Domande

Una ragazza di 28 anni, affetta da malattia di Crohn in trattamento con Azatioprina, giunge in PS riferendo di essere entrata in contatto ieri con sua nipote alla quale oggi è stata fatta diagnosi di varicella. Riferisce di sentirsi bene e l'esame obiettivo è del tutto normale. La paziente non ricorda di aver avuto la varicella e risulta negativa la ricerca degli anticorpi IgG contro il virus della Varicella Zoster. Quale dei seguenti è l'intervento più appropriato?

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La risposta corretta è la E.
L’intervento più appropriato per la paziente è la somministrazione di immunoglobuline contro Varicella Zoster. Infatti, l’infusione di immunoglobuline anti Varicella Zoster è indicata nei pazienti in gravidanza o immunocompromessi in cui è stata dimostrata un'esposizione al virus avvenuta da meno di 96. In particolare, in questa situazione, l'assunzione di Azatioprina espone la paziente ad un rischio significativamente aumentato di infezione da varicella zoster, oltre che a polmonite ed encefalite.

Rif. oldcase1150039

5 di 5 Domande

Un uomo di 73 anni, con anamnesi patologica remota di morbo di Parkinson, demenza a corpi di Lewy e affetto da polmonite del lobo inferiore destro, è ricoverato presso una casa di cura. Il personale riferisce che non è in grado di occuparsi del paziente a causa del suo stato confusionale e che, pertanto, si renderebbe necessario il trasferimento presso un’altra struttura di cura a lungo termine. Parlandone con il paziente, egli riferisce che non è in grado di prendere questa decisione da solo e che non ha parenti viventi. Quale delle seguenti è l’azione più appropriata da intraprendere?

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La risposta corretta è la D.
L’azione più appropriata da intraprendere è quella di far riferimento ad un independent mental capacity advocate”. Infatti, quando si prende in considerazione il passaggio a cure a lungo termine ma i pazienti non hanno parenti in vita e non hanno capacità di scegliere, essi hanno il diritto legale del supporto di un “independent mental capacity advocate” che fornirà una visione imparziale per la salvaguardia e la tutela degli interessi del paziente rispetto all'assistenza a lungo termine.

Rif. oldcase1150040

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