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1 di 3 Domande

Una donna di 65 anni si presenta in Pronto Soccorso per dolore toracico oppressivo, associato a nausea e vomito insorto da 45 minuti circa.
Ottenuto l'esito dell'elettrocardiogramma, il medico formula diagnosi di?

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La risposta corretta è la B.

Il cuore viene irrorato da due arterie: l’arteria coronaria sinistra e l’arteria coronaria destra, le quali nascono rispettivamente dalle cuspidi valvolari aortiche anteriori sinistra e destra. Dalla coronaria sinistra originano, dopo un breve tronco comune, l’arteria discendente anteriore (o interventricolare anteriore) che irrora generalmente la parete anteriore e antrolaterale del ventricolo sinistro, la parte anteriore del setto e la punta del cuore, e l’arteria circonflessa che irrora solitamente la regione inferolaterale e posterolaterale della parete del ventricolo sinistro. La coronaria destra irrora il ventricolo destro e, tramite l’arteria discendente posteriore, irrora anche la sezione inferobasale del ventricolo sinistro, la sua parete posteriore e la porzione posteriore del setto. In circa il 20% dei soggetti, l’arteria discendente posteriore origina dall’arteria circonflessa.

Il cuore è un organo aerobio e ha un proprio fabbisogno basale di ossigeno che può aumentare in alcune condizioni. Quando il flusso coronarico si dimostra insufficiente a soddisfare questo fabbisogno (sia esso basale o aumentato), si verifica una condizione definita di ischemia. L’ischemia provoca una cascata di eventi che alterano in primo luogo l’attività metabolica, poi quella meccanica e poi quella elettrica delle cellule miocardiche. Le alterazioni elettriche, rilevabili all’ECG, sono provocate da anomalie nelle fasi di depolarizzazione e ripolarizzazione di tali cellule, causate a loro volta dal danno alle strutture deputate alla generazione dei gradienti ionici. L’ischemia miocardica acuta è caratterizzata principalmente da cambiamenti del tratto ST. Il tipo di alterazione ST (nella fattispecie sopraslivellamento e sottoslivellamento) dipende dal grado e dall’estensione dell’ischemia a livello del miocardio.

L’ischemia provoca delle alterazioni nella fase di depolarizzazione cellulare, con rallentamento di questa fase nella regione colpita. Si associa una riduzione della durata del potenziale d’azione. Questo, durante la sistole (in maniera un po’ inferiore durante la diastole) si traduce in una differenza di potenziale tra tessuto sano e tessuto ischemico, la quale, partendo dall’assunto che il vettore di una corrente elettrica si dirige verso le zone con carica positiva, porta ad un flusso di corrente diretto verso il tessuto ischemico.

Nel caso in cui l’ischemia si estenda solo a livello subendocardico, si avrà una corrente di lesione che si dirige dall’epicardio verso l’endocardio: all’ECG avremo quindi un sottoslivellamento ST, dato dal vettore lesionale che si allontana dall’elettrodo esplorante; viceversa, in caso di ischemia transmurale, interessante quindi l’intero spessore della parete miocardica, avremo un vettore di lesione che si avvicina verso il subepicardio, e diretto dunque verso l’elettrodo esplorante ed avremo, all’ECG, un sopraslivellamento del tratto ST.

Nel caso del blocco di branca invece, condizione in cui la conduzione dell’impulso nervoso attraverso una o più branche del fascio di His è rallentata o interrotta, potremmo avere diverse manifestazioni ECG, simili per morfologia: nel BBD potremo avere il tratto ST sottoslivellato e l’onda T negativa nelle precordiali destre; nel BBS potremmo avere sottoslivellamento ST e onda T negativa nelle precordiali sinistre e in D1-aVL.

Con questi presupposti, osservando questo tracciato notiamo  un sopraslivellamento del tratto ST in D2-D3-AvF : si tratta pertanto di un infarto STEMI inferiore.


2 di 3 Domande

Una donna di 44 anni viene portata dal marito presso il P.S. dell’ospedale, per disturbi gastrointestinali. Anamnesi patologica prossima: intenso dolore addominale che perdura da 3 ore. Nei 2 mesi precedenti la donna ha avuto altri due episodi simili. Nega febbre. Il medico di guardia di turno indica che la paziente deve essere sottoposta ad accertamenti diagnostici strumentali, al fine di valutare il suo problema. Tra i vari esami strumentali, viene anche eseguita un’ecografia, mostrata in figura. Quale tra le seguenti è la diagnosi più probabile?

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La risposta corretta è la C.

La colelitiasi, la presenza di uno o più calcoli biliari nella colecisti, rappresenta la diagnosi più probabile per il paziente del caso clinico: infatti, l’ecografia mostra numerose formazioni litiasiche (iperecogene con cono d’ombra posteriore) in prossimità del corpo e dell’infundibolo della colecisti. Per la litiasi della colecisti i fattori di rischio comprendono sesso femminile, obesità, età avanzata, una dieta di tipo occidentale, una rapida perdita di peso e un’anamnesi familiare positiva. La presenza di calcoli biliari tende a essere generalmente asintomatica. Il sintomo più frequente è la colica biliare. All’esame obiettivo i pazienti mostrano lieve ittero, febbre e segno di Murphy positivo, suggestivi per un quadro di colecistite acuta. Fra le complicanze più gravi sono incluse colecistite, coledocolitiasi, colangite e pancreatite acuta biliare. La diagnosi in genere viene posta mediante ecografia addominale, che ha una sensibilità del 95% ed è in grado di rilevare piccole formazioni litiasiche di 3 mm di diametro. La colecistectomia rappresenta la terapia di scelta per una colelitiasi sintomatica o complicata. All’opposto, tale ecografia non mostra reperti compatibili con pseudocisti pancreatica, nefrolitiasi, cisti ovarica e ascesso epatico (risposte A, B, D ed E errate).


3 di 3 Domande

Durante il pre ricovero viene eseguito un RX torace preoperatorio ad un paziente di 67 anni che deve essere sottoposto a colecistectomia. Interrogato, il paziente riferisce negli ultimi giorni comparsa di tosse, dispnea e astenia. Non ha mai misurato la temperatura al domicilio. Visto il reperto radiologico, come primo approccio sarebbe opportuno?

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La risposta corretta è la A.

Questa domanda è incentrata sul riconoscimento di una polmonite lobare.

La polmonite è un’infiammazione acuta dei polmoni. Di solito, la diagnosi iniziale si basa sulla RX torace e su reperti clinici e laboratoristici, per constatare la presenza di leucocitosi ed avere un quadro della formula leucocitaria per supporre l’origine della polmonite (se batterica, virale, fungina o parassitaria) e la PCR e VES, che sono dei markers aspecifici di flogosi.

L’infezione può essere batterica, virale, fungina o parassitaria. Si può sviluppare in un paziente immunocompetente o in un paziente immunodepresso. Dato che gli agenti patogeni e le prognosi tendono a essere simili in pazienti con condizioni e fattori di rischio simili, le polmoniti possono essere classificate come:

– Non nosocomiali (gli agenti eziologici più comunemente responsabili delle polmoniti acquisite in comunità sono lo Streptococcus Pneumoniae e il Mycoplasma Pneumoniae),

– Nosocomiali. La polmonite è l’infezione nosocomiale più letale, e complessivamente è la più frequente causa di morte nei paesi in via di sviluppo.

Queste categorizzazioni permettono di selezionare empiricamente il trattamento.

È opportuno eseguire degli esami colturali del sangue e dell’escreato, per isolare il germe responsabile dell’infezione ed individuare una terapia antibiotica mirata.

In tal caso, vista la storia presentata ed i reperti mostrati dell’RX del torace, ci riferiamo ad una polmonite lobare acquisita in comunità, ove la causa più comune è rappresentata dallo Streptococcus pneumoniae, che è l’agente eziologico più frequentemente responsabile delle polmoniti acquisite in comunità nei soggetti con meno di 60 anni.

I pneumococchi sono batteri diplococchi Gram-positivi, α-emolitici, aerobi e capsulati. Le polmoniti sostenute da S. pneumoniae sono di tipo lobare e forniscono un reperto radiografico tipicamente come quello mostrato, ovvero con un’area di ipodiafania localizzata e coinvolgente generalmente un lobo polmonare che si associa ad una quota di versamento pleurico parieto-basale omolaterale; meno frequentemente causano broncopolmonite.

Di solito dal punto di vista clinico le polmoniti lobari si caratterizzano per dispnea, febbre, dolore toracico, tosse produttiva e dal punto di vista dell’imaging radiografico si può apprezzare, come in questo caso, un’area di ipodiafania localizzata e coinvolgente generalmente un lobo polmonare (in tal caso a destra, in corrispondenza del campo polmonare medio) che solitamente si associa ad una quota di versamento pleurico basale omolaterale (non evidenziabile in tal caso).

Nel corso degli anni si stanno sviluppando delle resistenze agli antibiotici, anche a causa del sovra utilizzo di terapie antibiotiche per affezioni minori che non lo richiederebbero, tanto che basti pensare che in Australia la resistenza alla penicillina da Streptococcus pneumoniae è diventata piuttosto comune (superiore al 14%). Tuttavia la benzilpenicillina, somministrata per via endovenosa, rimane l’antibiotico di scelta per le polmoniti lobari non complicate in particolare nei pazienti con scadute condizioni cliniche e bassa saturazione di ossigeno.


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