Simulazione

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1 di 25 Domande

Alcune malattie autoimmuni sono state associate a deficit genetici del sistema del complemento. Nello specifico, la carenza di C4 è stata associata a:














La risposta corretta è la A
La carenza di C4 e di altri componenti del sistema del complemento come C1q e C2 alterano il processo di smaltimento degli immunocomplessi fondamentale nel processo fisiopatologico del LES.

2 di 25 Domande

Una bambina di 6 mesi, prima figlia di una coppia consanguinea italiana senza storia familiare di interesse. Giunge al pronto soccorso in inverno a causa di una febbre alta (39-40,5°C) presente da tre giorni, prostrazione, perdita di appetito e marcata difficolta' respiratoria. All'esame, e' stato osservato un significativo ritardo ponderale, assenza di ombra timica nella radiografia del torace e un livello di linfociti circolanti di 920/mm3. Indicare la risposta corretta:














La risposta corretta è la D
La paziente del caso clinico presenta una sindrome respiratoria di probabile eziologia infettiva che associata alla presenza di consanguinetà, ridotti livelli di linfociti circolanti, assenza di ombra timica e ritardo dell’accrescimento suggerisce il forte sospetto di un'immunodeficienza grave combinata per cui bisognerà richiedere la quantificazione delle sottopopolazioni di linfociti T, B e NK.
Al contrario, nonostante l’aumentata suscettibilità alle infezioni e la linfopenia siano compatibili con una agammaglobulinemia legata al cromosoma X, in questo caso non dovrebbero essere presenti il ritardo dell’accrescimento e le anomalie timiche (risposta A errata). All’opposto, nel caso di un’immunodeficienza variabile comune non avremmo linfopenia e la paziente avrebbe avuto un’età maggiore (risposta D errata)

3 di 25 Domande

Paziente di 80 anni proveniente da una casa di riposo. Presenta sepsi di origine urinaria che non risponde al trattamento empirico con ceftriaxone. Nelle emocolture e nelle urocolture cresce E. coli resistente alle cefalosporine. Il laboratorio ci informa che è un ceppo che produce beta-lattamasi a spettro esteso. Quale antibiotico, tra i seguenti, dovrebbe essere usato?














La risposta corretta è la A
L’antibiotico da utilizzare in caso di un’infezione da E. Coli producente beta-lattamasi a spettro esteso (ESBL) è l’ertapenem, appartenente alla famiglia dei carbapenemi. In particolare, l’E. Coli è il microrganismo che più di frequente causa infezioni del tratto urinario, oltre ad essere il gram- che dà più facilmente batteriemia. Altre opzioni terapeutiche efficaci sarebbero le associazioni Ceftazidime/Avibactam e Ceftolazone/Tazobactam. Al contrario, le ESBL hanno come substrato le penicilline, per cui neutralizzeranno l’azione di amoxicillina/acido clavulanico (risposta B errata) e piperacillina/tazobactam (risposta C errata). Inoltre, hanno mostrato resistenza anche contro i fluorochinilonici, di cui la ciprofloxacina fa parte (risposta D errata). Infine, le beta-lattamasi agiscono anche sull’aztreonam, capostipite della famiglia dei monobattami (risposta E errata)

4 di 25 Domande

Un paziente presenta un'infezione urinaria litogenica con formazione di calcoli di struvite. Quale dei seguenti microrganismi è probabilmente l'agente eziologico dell'infezione?














La risposta corretta è la D
L’agente eziologico più probabilmente responsabile di un quadro d’infezione urinaria che ha determinato la formazione di calcoli di struvite è il proteus mirabilis. In particolare, produce ureasi, un’idrolasi che trasforma l’urea in CO2 e 2NH alcalinizzando le urine e favorendo l’aggregazione di cristalli di fosfato-ammonio-magnesio che determina la formazione del calcolo di struvite.

5 di 25 Domande

Prima di eseguire un trapianto di organi, viene determinato in modo sistematico lo stato sierologico (presenza di anticorpi) sia del donatore che del possibile ricevente, nei confronti di alcuni microrganismi, compreso il citomegalovirus (CMV). In quale delle seguenti situazioni si verifica la più alta incidenza di malattia da CMV in pazienti sottoposti a trapianto di organi solidi?














La risposta corretta è la D
La più alta incidenza di malattia da CMV in pazienti sottoposti a trapianto di organi solidi si ha quando il donatore ha sierologia positiva per CMV e il ricevente negativa. Al contrario, nel caso in cui il ricevente sia sieropositivo, cioè sia già venuto in contatto con il virus, il rischio di sviluppare un’infezione attiva, cioè con replicazione del virus, è quasi certa ma corrisponderebbe ad una riattivazione mentre il rischio di malattia severa è massimo per il ricevente sieronegativo che si infetta dal donatore sieropositivo (risposta A e B errate) 

6 di 25 Domande

In un paziente infettato dal virus dell'immunodeficienza umana (HIV) si inizia il trattamento antiretrovirale. Per il monitoraggio evolutivo dell'infezione e per il controllo del trattamento, quale delle seguenti determinazioni è più utile:














La risposta corretta è la C
Per il monitoraggio evolutivo dell'infezione da HIV e per il controllo della risposta al trattamento antiretrovirale, la determinazione più utile è la quantificazione della carica virale nel plasma mediante tecniche di amplificazione genomica, di solito mediante PCR (polymerase chain reaction).
Al contrario, la rilevazione degli anticorpi mediante tecnica ELISA viene utilizzata per diagnosticare esclusivamente l’infezione e definisce il paziente come sieropositivo, tenendo in considerazione che il titolo anticorpale diventa rilevabile dopo 8-12 settimane dall’infezione (periodo finestra) e rimane rilevabile generalmente per tutta la vita (risposta D errata). Inoltre, la rilevazione degli anticorpi con tecnica Western blot rappresenta una tecnica di conferma della precedente tecnica ELISA che si esegue in tutti i pazienti al momento della prima rilevazione dell’infezione da HIV (risposta A errata). Infine, la rilevazione dell’antigene p24 viene utilizzata come metodo alternativo per effettuare diagnosi d’infezione ma non è utile per il monitoraggio evolutivo dell'infezione e per il controllo della risposta al trattamento antiretrovirale (risposta B errata).

7 di 25 Domande

Dal seguente elenco di antibiotici, quale NON sceglieresti come trattamento sequenziale in un paziente che sta per essere dimesso con terapia domiciliare?














La risposta corretta è la C
In un paziente che sta per essere dimesso con terapia antibiotica domiciliare è preferibile non scegliere la gentamicina, in quanto viene somministrata solo per via parenterale, sottoforma di soluzione che può essere iniettata o infusa, per via intramuscolare o endovenosa. Al contrario, la combinazione amoxicillina-acido clavulanico, la claritromicina, la ciprofloxacina e la lincomicina, essendo somministrati per via orale sono da preferire come antibiotici per la terapia domiciliare o ambulatoriale (risposte A, B, D e E errate).

8 di 25 Domande

Un uomo di 35 anni viene visitato per aver avuto un episodio sincopale. Nell'elettrocardiogramma si osservano onde Q profonde e, all'auscultazione, viene evidenziata la presenza di un soffio sistolico al margine sternale inferiore sinistro. Qual è, secondo te, la diagnosi più probabile?














La risposta corretta è la A
In un paziente giovane che ha avuto un episodio sincopale, che presenta onde Q profonde all’ECG e un soffio sistolico al margine sternale inferiore sinistro si deve sospettare una cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva. Al contrario, nella stenosi mitralica e nell’insufficienza aortica sarebbe stato rilevato un soffio diastolico (risposte B e C errate). All’opposto, in caso di comunicazione interauricolare sarebbe stato auscultato un tipico secondo tono sdoppiato fisso (risposta D errata).

9 di 25 Domande

L'innesto di derivazione arteriosa (bypass coronarico) che presenta una maggiore permeabilità a lungo termine (superiore al 90% a 10 anni dall'intervento chirurgico) e, pertanto, è preferibilmente utilizzato per la chirurgia della rivascolarizzazione coronarica è:














La risposta corretta è la C
L'innesto di derivazione arteriosa (bypass coronarico) che presenta una maggiore permeabilità a lungo termine (superiore al 90% a 10 anni dall'intervento chirurgico) e, pertanto, è preferibilmente utilizzato per la chirurgia della rivascolarizzazione coronarica è l’arteria toracica o arteria mammaria interna.

10 di 25 Domande

In relazione al trattamento dell'insufficienza mitralica grave, indicare quale delle seguenti affermazioni è FALSA:














La risposta corretta è la D
In relazione al trattamento dell'insufficienza mitralica grave, è falso affermare che la riparazione della valvola mitrale ha un rischio chirurgico superiore della chirurgia di sostituzione della valvola, nonostante sia associata ad un più lungo impiego della circolazione extracorporea e sia tecnicamente più difficile da eseguire. Al contrario, l’intervento chirurgico di riparazione della valvola mitrale è sempre da preferire a quello di sostituzione (risposta E errata), laddove però vi siano le condizioni tecniche per l’esecuzione e si possa preservare l’apparato sottovalvolare mitralico al fine di garantire una migliore funzionalità del ventricolo sinistro (risposta A errata). Inoltre, il trattamento chirurgico è indicato in presenza di disfunzione ventricolare sinistra, cioè con frazione di eiezione ventricolare sinistra <60% e/o diametro telesistolico ventricolare sinistro > 40 mm, anche se asintomatici (risposta B errata) e a maggior ragione nei sintomatici al di sotto di una frazione di eiezione ventricolare sinistra del 30% (risposta C errata).

11 di 25 Domande

Tra i fattori associati alla comparsa di shock cardiogeno nell'infarto miocardico acuto, NON si trova il seguente:














La risposta corretta è la A
Tra i fattori associati alla comparsa di shock cardiogeno nell’infarto miocardico acuto non rientra l’extrasistole ventricolare monomorfa, che non per forza determina una prognosi peggiore. In particolare, l’extrasistole ventricolare monomorfa, dopo la rivascolarizzazione eseguita tramite angioplastica o trattamento fibrinolitico, può comparire all’interno del cosiddetto ritmo idioventricolare accelerato, con una frequenza cardiaca tra 40 e 120 bpm, che insorge a causa di un aumentato automatismo di una regione ventricolare ed ha carattere benigno. 

12 di 25 Domande

Ad un uomo di 47 anni, senza antecedenti di interesse, è stata diagnosticata un’ipertensione un anno fa. Segue un trattamento con amlodipina 10 mg (1-0-0) e losartan/idroclorotiazide 100/25 mg (1-0-0), e rispetta una dieta a basso contenuto di sodio, con una buona aderenza. Nonostante questo, ha valori di PA 168/92 mmHg. Qual è il prossimo passo da fare?














La risposta corretta è la C
Il successivo passo da fare in un paziente con una ipertensione arteriosa refrattaria, cioè in cui non si riesce a controllare i valori pressori nonostante terapia con tre tipi di farmaci antipertensivi (incluso un diuretico), è l’esecuzione del monitoraggio ambulatoriale della pressione arteriosa (MAPA). In particolare, questo test non invasivo, conosciuto anche come Holter pressorio, permette di registrare la pressione arteriosa continuativamente per 24h.

13 di 25 Domande

Un uomo di 76 anni con diagnosi di insufficienza cardiaca, in fibrillazione atriale cronica, con grave disfunzione sistolica (frazione di eiezione 33%), segue un trattamento con inibitore dell'enzima di conversione dell'angiotensina, beta-bloccante e diuretico tiazidico. Nonostante questo, è sintomatico, in classe funzionale II del NYHA. Quale sarebbe l'atteggiamento da seguire?














La risposta corretta è la A
L’atteggiamento da seguire in un paziente con scompeso cardiaco cronico refrattario a terapia con ACE-I, beta-bloccante e diuretico tiazidico è l’introduzione nella terapia cronica di un “MR antagonist”, cioè un antimineralcorticoide o antialdosteronico, come lo spironolattone. Al contrario, non va assolutamente sospesa la somministrazione di beta-bloccanti che sono i farmaci di prima linea, in associazione con gli ACE-I, nel trattamento dello scompenso cardiaco cronico (risposta B errata). All’opposto, non va aggiunto amiodarone son non compaiono aritmie associate (risposta C errata). Inoltre, i calcio-antagonisti come il verapamil sono controindicati in caso di insufficienza cardiaca cronica (risposta D errata). Infine, l’introduzione dell’ivabradina rappresenta un’opzione terapeutica laddove lo spironolattone non risulti efficace ed il ritmo sia sinusale con FC³70 bpm (risposta E errata).

14 di 25 Domande

Delle seguenti malattie, una di esse può manifestarsi con assenza di polso venoso giugulare:














La risposta corretta è la B
La sindrome della vena cava superiore si manifesta con assenza di polso venoso giugulare, misurato a livello della vena giugulare interna, in quanto sarà ostruita la connessione con l’atrio destro. In particolare, la registrazione grafica della pulsazione della vena giugulare è un indice molto significativo dello stato di attività dell’atrio destro, potendo distinguere:
- un’onda A positiva, nella diastole, corrispondente alla contrazione atriale;
- un’onda C positiva, dovuta alla spinta della sistole isometrica del ventricolo sul piano valvolare;
- un’onda X negativa, dovuta al fatto che durante l’eiezione ventricolare il piano valvolare si porta verso il basso e pressione atriale crolla;
- un’onda V positiva, dovuta al riempimento atriale dalle vene cave e dal seno coronarico;
- un’onda Y negativa, corrispondente allo svuotamento atriale nel ventricolo.
Al contrario, nella pericardite costrittiva, nell’insufficienza tricuspidalica, nell’insufficienza cardiaca e nella stenosi tricuspidalica ci sarà un aumento della pressione venosa giugulare ma con persistenza del polso venoso (risposte A, C, D ed E errate).

15 di 25 Domande

Un uomo di 25 anni, militare di professione, è trovato in coma con una temperatura di 41ºC dopo aver svolto un esercizio fisico molto intenso a mezzogiorno in una giornata molto calda. La sua pressione arteriosa, nonostante l’apporto di 3 litri di cristalloidi, è di 80 mmHg, con oliguria e aumento di lattato. La sua frequenza cardiaca è di 125 bpm con ECG che mostra una tachicardia sopraventricolare. Nelle analisi si evidenzia un'attività protrombinica del 30% e un INR di 3. Indicare la risposta corretta:














La risposta corretta è la D
Il paziente del caso clinico è andato incontro ad un colpo di calore da esercizio fisico, per cui dovrebbero essere evitati i vasocostrittori periferici per il trattamento dell'ipotensione. In particolare, il colpo di calore da esercizio fisico è caratterizzato da un aumento della temperatura centrale che supera i 40,5°C, ipotensione, tachicardia e tachipnea, alterazione dello stato mentale fino al coma, rabdomiolisi, danno renale acuto ed alterazioni della coagulabilità. Al contrario, l'innalzamento degli enzimi muscolari è minore nel colpo di calore classico rispetto al colpo di calore durante l'esercizio (risposta A errata). All’opposto, non è necessario effettuare una puntura lombare per diagnosticare la condizione, in quanto è sufficiente il criterio clinico (risposta B errata).
Inoltre, il trattamento non prevede la somministrazione di digossina (risposta C errata) ma si basa sul raffreddamento corporeo aggressivo (immersione in acqua fredda, raffreddamento per evaporazione) oltre ad un energico trattamento di supporto.

16 di 25 Domande

Il metodo emodinamico più importante nella diagnosi di ischemia cronica degli arti inferiori è:














La risposta corretta è la C
Il metodo emodinamico più importante nella diagnosi di ischemia cronica degli arti inferiori è la valutazione dell'indice caviglia-bracio o indice ABI o indice di Winsor, cioè il rapporto tra il valore della pressione arteriosa sistolica misurata alla caviglia e quello ottenuto a livello del braccio.
In particolare, la diagnosi spesso si ottiene semplicemente con l’anamnesi e l’esame obiettivo ma per la conferma e soprattutto la valutazione della gravità dell’ischemia è fondamentale il ruolo dell’indice ABI. In condizioni normali le due pressioni arteriose sistoliche sono molto simili, potendo essere il valore a livello della caviglia leggermente più alto per il fenomeno di amplificazione dell’onda di propagazione del polso arterioso
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17 di 25 Domande

Quale patologia e' mostrata nell'immagine dermatologica?

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La risposta corretta è la B
Le cheratosi seborroiche ampie, multiple, e/o in rapido sviluppo possono essere una sindrome paraneoplastica cutanea (segno di Leser-Trélat) in pazienti affetti da alcuni tipi di cancro (p. es., linfoma, tumori dell'apparato gastrointestinale).

18 di 25 Domande

Un uomo di 43 anni chiede un consulto per la presenza di un nevo congenito sul braccio che ha cambiato forma e colore nell'ultimo mese. Viene eseguita la rimozione chirurgica della lesione e la diagnosi anatomopatologica è la seguente: melanoma esteso superficialmente, senza ulcerazioni, con invasione verticale di 1,3 mm, 1 mitosi/mm2, che dista 2 mm dal margine di resezione più vicino. All'esame obiettivo non sono palpabili adenopatie regionali. Qual e' il comportamento da adottare successivamente?














La risposta corretta è la B
In caso di melanoma, come quello del paziente del caso clinico, che dopo la rimozione chirurgica ha dimostrato un’invasione verticale e quindi un indice di Breslow compreso tra 1,01 – 2 mm, è raccomandato l’ampliamento dei margini chirurgici a 1 cm e la biopsia selettiva del linfonodo sentinella.
Al contrario, la linfadenectomia ascellare sarebbe stata indicata in caso di interessamento del linfonodo sentinella a cui avrebbe fatto seguito una terapia adiuvante con IFN alfa-2b (risposta C errata). All’opposto, l’esecuzione di una PET/TC per verificare se ci sono metastasi viscerali sarebbe stata utile nel caso in cui ci fosse stato il sospetto clinico di malattia metastatica (risposta A errata).
 

19 di 25 Domande

Una donna di 45 anni con precedenti di xeroftalmia e xerostomia, si presenta a luglio 2014 per un’eruzione cutanea con lesioni eritematose anulari con bordi più attivi, sul collo e sulla parte superiore del dorso da 15 giorni, in coincidenza con una vacanza a Minorca. Al momento dell'esame obiettivo osserviamo che alcune delle lesioni tendono a risolversi senza lasciare una cicatrice. La condizione generale è buona e il resto dell'esame obiettivo è normale. Qual è la diagnosi più probabile?














La risposta corretta è la A
La diagnosi più probabile nella paziente del caso clinico è quella di Lupus eritematoso subacuto, caratterizzato da estesi rash cutanei ricorrenti con lesioni anulari o papuolo-squamose, che si distribuiscono simmetricamente soprattutto a livello di braccia, tronco e viso ed hanno la tendenza a confluire. In particolare, sono lesioni fotosensibili ma non lasciano cicatrici e possono accompagnarsi anche ad un interessamento osteoarticolare e ad affaticabilità. Morfologicamente possiamo distinguere due tipi di lupus eritematoso subacuto cutaneo: papulo-squamoso/psoriasiforme e l’anulare. La maggior parte dei pazienti presenta Ac anti-Ro (SSA), in comune con la sindrome di Sjogren richiamata dalla storia di xeroftalmia e xerostomia

20 di 25 Domande

Quale delle seguenti NON è considerata una complicazione generale dell’accesso laparoscopico in chirurgia addominale?














La risposta corretta è la B
Non è considerata una complicanza generale dell’accesso laparoscopico in chirurgia addominale l’ileo paralitico, perciò la chirurgia laparoscopica viene ad essere sempre preferita, laddove possibile, alla chirurgia aperta che invece si associa ad un rischio di ileo postoperatorio molto più alto.
Complicazioni generali associate alla chirurgia laparoscopica sono:
- correlate con l’accesso addominale: lesione di un vaso, di un nervo, di un organo solido (risposta A errata), perforazione gastroingestinale, ernia nei fori di accesso addominale (risposta C errata), infezione della ferita operatoria, lesione di vie urinarie (risposta E errata), metastasi nei punti d’accesso in caso di resezione di una neoplasia;
- correlate allo pneumoperitoneo: pneumotorace, pneumomediastino (risposta D errata), enfisema subcutaneo, embolismo gassoso per lesione vascolare, aritmie cardiache, dolore postoperatorio per ritenzione di gas intraddominale, ipercapnia;

21 di 25 Domande

Un uomo di 53 anni, senza antecedenti di interesse, presenta dolore nella fossa iliaca destra da 12 giorni. Il suo medico di famiglia gli ha prescritto antibiotici orali e degli analgesici per sospetta infezione urinaria. Richiede un consulto per via della persistenza del dolore e della febbre. Nella tomografia vengono rilevati un piastrone appendicolare e un ascesso di 7 centimetri. Indicare il trattamento più appropriato:














La risposta corretta è la B
In un paziente in cui sia stato rilevato un piastrone appendicolare ed un ascesso o flemmone il trattamento più appropriato è la terapia antibiotica ad ampio spettro, drenaggio percutaneo della raccolta se l’ascesso è maggiore di 3 cm e programmazione di un’appendicectomia a 12 settimane. Al contrario, in assenza di una massa addominale, dovuta ad un ascesso o flemmone, in caso di anamnesi, esame obiettivo e test di laboratorio suggestivi di appendicite è indicata l’appendicectomia urgente, laparoscopica o open, che quindi rappresenta il trattamento d’elezione per i casi di appendicite non complicata (risposta A errata)

22 di 25 Domande

Un uomo di 83 anni, residente in una casa di riposo, dipendente per le attività quotidiane, diabetico e iperteso, senza alcun precedente di chirurgia addominale. Giunge al pronto soccorso a causa di distensione addominale, con assenza di emissione di gas e di feci. All’esame obiettivo, l'addome è disteso e timpanico, un po' dolorante, senza peritonismo. Non sono palpabili ernie. Analisi di laboratorio normali. Alla radiografia diretta dell’addome viene rilevata un'immagine "a chicco di caffè” a livello del sigma. Indicare in base alla diagnosi che si sospetta, il comportamento più corretto da seguire tra i seguenti:














La risposta corretta è la C
Il comportamento da seguire nel paziente del caso clinico che presenta, nella radiografia diretta dell’addome, l’immagine del sigma “a chicco di caffè”, con dilatazione delle anse piene di gas, è la risoluzione perendoscopica del volvolo che ha causato un quadro di ostruzione intestinale. In particolare, la clinica di dolore addominale colico, distensione addominale, mancata emissione di gas e feci è fortemente suggestiva di ostruzione intestinale, causata in questo caso dalla formazione di un volvolo a livello del sigma che sarà rimosso mediante l’inserimento di una sonda endoscopica flessibile. Questa tecnica rappresenta una procedura d’urgenza da riservarsi in quei casi in cui l’intervento chirurgico immediato è controindicato per le condizioni cliniche del paziente. Il buon esito di questa manovra infatti, può permettere di rinviare l’intervento consentendo la correzione degli equilibri idroelettrolitici che sono sempre presenti in questo tipo di pazienti e che minacciano la sopravvivenza nel postoperatorio. Al contrario, in caso di diverticolite la sintomatologia sarebbe stata riferita a livello della fossa ilica sinistra e non destra (risposta A errata). All’opposto, in caso di ischemia mesenterica la clinica sarebbe stata dominata da un forte dolore addominale improvviso (risposta B errata). Infine, in caso di sindrome di Ogilvie si sarebbe delineato un quadro di pseudo-ostruzione cronica (risposta D errata).

23 di 25 Domande

Un uomo di 35 anni richiede un consulto a causa della comparsa di un nodulo nella regione inguinale destra che non produce alcun sintomo. L’esame obiettivo suggerisce un'ernia inguinale. Tutte le seguenti affermazioni sono corrette TRANNE:














La risposta corretta è la A
Riguardo il caso di ernia inguinale riscontrata all’esame obiettivo del paziente del caso clinico non è corretto affermare che un'ecografia deve essere eseguita per confermare la diagnosi, in quanto pur potendo essere utile ai fini diagnostici, se ne può fare a meno quando la clinica è evidente. Infatti, molto spesso l’esame obiettivo, che deve essere eseguito sia in decubito supino che in posizione eretta, è sufficiente per far diagnosi (risposta B corretta). Al contrario, le ernie inguinali rappresentano il 75% del totale e di queste due su tre sono indirette, mentre le restanti sono dirette (risposta C errata). L’ernia indiretta si posiziona lateralmente ai vasi epigastrici inferiori e il sacco erniario sporgerà attraverso l’anello inguinale interno verso l’inguinale esterno e talvolta nello scroto. L’ernia diretta si ha per una debolezza nella fascia trasversalis, che riveste nella parte posteriore il canale inguinale, medialmente ai vasi epigastrici. Inoltre, nel caso del trattamento chirurgico, la tecnica di scelta sarebbe una riparazione senza tensione con una rete protesica, in quanto si è visto che la tensione di riparazione costituiva la maggior causa predisponente alla recidiva (risposta D errata).

24 di 25 Domande

Un paziente di 55 anni, con una storia di 15 anni di colite ulcerosa, presenta, ad una colonscopia di controllo, un cancro del retto a 8 cm dal margine anale e un'attività moderata della sua colite, specialmente sul lato sinistro del colon. Si determina uno stadio T2N0M0 dopo aver eseguito i test d’imaging. Qual è l'intervento corretto per il suo trattamento?














La risposta corretta è la A
Il trattamento d’elezione del paziente del caso clinico affetto da rettocolite ulcerosa e che ha sviluppato un carcinoma del colon-retto è una panproctocolectomia con reservoir ileo-anale e ileostomia di protezione. Al contrario, la resezione anteriore del retto inferiore con ileostomia di protezione laterale sarebbe stato il trattamento d’elezione nel caso in cui il carcinoma si fosse localizzato a più di sei centimetri dal margine anale e il paziente non soffrisse di rettocolite ulcerosa (risposta B errata). All’opposto, l’amputazione addominoperineale del retto sarebbe stato il trattamento d’elezione nel caso in cui il carcinoma si fosse localizzato a meno di sei centimetri dal margine anale e il paziente non soffrisse di rettocolite ulcerosa (risposta C errata). Inoltre, la radioterapia può essere d’aiuto nel trattamento del carcinoma rettale ma non da sola (risposta D errata). Infine, lo stadio T2N0M0, tumore che invade la muscolare propria, non corrisponde ad una malattia così avanzata da avere come unica opzione terapeutica la radioterapia e chemioterapia palliative (risposta E errata).

25 di 25 Domande

Un uomo di 57 anni con artrite reumatoide esegue un trattamento regolare con corticosteroidi. È in studio perché presenta un quadro di dolore epigastrico, con nausea occasionale e diminuzione dell'appetito. Ai test di laboratorio presenta: Hb 15 g/dL, Fe 55 ug/dL, PCR 3 mg/dL, VES 42 mm alla prima ora. Fibrogastroscopia: ernia iatale di 3 cm e un'ulcera a livello dell'antro, scavata, di 1 cm, con bordi alti e regolari e con confluenza di pieghe, che viene sottoposta a biopsia. Lo studio istologico mostra segni di infiammazione acuta e metaplasia intestinale. TC addominale normale. Quale comportamento tra i sottoelencati, ritiene che sia il più appropriato per il trattamento di questo paziente?














La risposta corretta è la B
Il comportamento più appropriato per il trattamento del paziente del caso clinico, che presenta un’ulcera gastrica, probabilmente causata dall’assunzione cronica di FANS per l’artrite reumatoide, è trattarlo con inibitori di pompa protonica (IPP), capaci di indurre la cicatrizzazione dell’ulcera pur non sospendendo la terapia; a questa però, deve seguire una gastroscopia di controllo entro l’8°settimana, dopo aver concluso la terapia con IPP, per verificare l’avvenuta cicatrizzazione e per realizzare un prelievo bioptico per la diagnosi differenziale con l’adenocarcinoma gastrico ulcerato.
Al contrario, il trattamento di eradicazione dall’infezione da Helicobacter pylori è da intraprendere solo dopo aver confermato la presenza del batterio (risposta A errata). All’opposto, si potrebbe optare per la sospensione della terapia con FANS, nel caso siano ritenuti responsabili dell’ulcera, ma non dei corticosteroidi (risposta C errata). Inoltre, il trattamento chirurgico dell’ulcera gastrica è da riservarsi nei casi in cui essa vada incontro a complicazioni (rispostaD errata)

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