Simulazione 2 – Caso 097-099 – Test Ammissione

Simulazione

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1 di 3 Domande

Quale tra le seguenti infezioni puo' svilupparsi solo in presenza di infezione da HBV?

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La risposta corretta è la C.
Il virus dell’epatite D è un virus con genoma ad RNA monocatenario che rientra nella categoria dei virus “difettivi”. E’ capace, infatti, di infettare autonomamente gli epatociti ma riesce a replicarsi solo con la presenza concomitante dell’HBV. Vi può essere coinfezione, quindi una infezione contemporanea da parte di HBV e HDV, oppure una sovrainfezione su una condizione cronica di HBV. Il periodo di incubazione è molto variabile ma può arrivare anche a sei mesi. La manifestazione principale è una epatite acuta, con gravità variabile a seconda del danno epatico preesistente, ma la sintomatologia può variare in caso di riattivazione. Tende a cronicizzare nel 90% dei casi e in circa il 70% di questi si ha l’evoluzione verso la cirrosi. La trasmissione avviene per lo più per via ematica e sessuale ma anche con trasmissione verticale (madre-figlio) e liquidi biologici. La diagnosi può essere fatta attraverso la rilevazione degli anticorpi anti-HDV o la ricerca del genoma virale nel sangue periferico mediante esami sierologici. Per i pazienti con infezione cronica, la terapia è consigliata in caso di alti livelli di HDV RNA e con danno epatico attivo. Il farmaco di scelta in questo caso è l’interferone alfa peghilato e il trattamento dovrebbe essere somministrato per un anno.
La risposta A non è corretta.
L’HCV è l’agente eziologico dell’epatite C. Una volta entrato all’interno degli epatociti, il genoma (una molecola di RNA a filamento singolo con polarità positiva) viene replicato da una RNA polimerasi RNA dipendente virale. Non necessita quindi della coinfezione da HBV per potersi moltiplicare.
La risposta B non è corretta. HEV
L’HEV è il virus responsabile dell’epatite E, infezione maggiormente diffusa in Medio Oriente, India e Messico. E’ generalmente autolimitantesi e la principale via di trasmissione è quella orofecale. Attualmente non si conosce il meccanismo di replicazione a livello epatico ma per potersi esplicare non necessita della coinfezione dell’HBV.
La risposta A non è corretta.
L’HAV, virus dell’epatite A, è un virus a trasmissione orofecale responsabile, nei casi sintomatici, di epatite acuta e altre manifestazioni quali dolori addominali, nausea, vomito, diarrea, ittero, febbre, e nei casi più gravi insufficienza epatica. E’ un virus ad RNA che, una volta entrato all’interno della cellula ospite, da il via alla sua replicazione mediante una RNA polimerasi RNA dipendente. Non necessita della coinfezione da HBV per potersi moltiplicare.
La risposta E non è corretta.
Solo il virus dell’epatite D necessita di una coinfezone da parte dell’HBV per potersi replicare.
Rif. 1043dbSWLdhlF

2 di 3 Domande

Scenario ES1X: Giunge in Pronto Soccorso una donna di 83 anni presentando febbre associata a brivido e sudorazione, agli esami ematochimici si riscontra anemizzazione, leucocitosi neutrofila, aumento degli indici di flogosi (VES e PCR). All'esame obiettivo si riscontrano un soffio cardiaco non noto in precedenza e splenomegalia. Viene sospettata la presenza di un'endocardite infettiva. Quali patogeni possono piu' frequentemente causare tale patologia?

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La risposta corretta è la C.
L' endocardite infettiva è una condizione clinica caratterizzata dall'infezione della superficie endocardica del cuore; di solito si riferisce all'infezione di una o più valvole cardiache o infezione di un dispositivo intracardiaco.
L’endocardite infettiva può essere acquisita nella comunità o nel contesto dell'esposizione all'assistenza sanitaria, in quest’ultimo caso si può osservare l’insorgenza di sintomi 48 ore dopo il ricovero in ospedale.
Una serie di fattori predispone allo sviluppo di endocardite infettiva tra cui:
EtĂ > 60 anni: gli adulti piĂą anziani hanno maggiori probabilitĂ  di sviluppare una malattia degenerativa della valvola e di richiedere la sostituzione della valvola, entrambi associati ad un aumentato rischio di endicardite;
Sesso maschile;
Uso di droghe iniettabili;
Infezione dentale: si presume che procedure dentarie che comportano la manipolazione del tessuto gengivale o la regione periapicale dei denti o la perforazione della mucosa orale possono aumentare il rischio di endocardite;
Cardiopatie strutturali: circa tre quarti dei pazienti presentano un'anomalia strutturale cardiaca preesistente nel momento in cui si sviluppa l'endocardite;
Malattie valvolari: incluse cardiopatia reumatica, prolasso della valvola mitrale (di solito con rigurgito mitralico coesistente), malattia della valvola aortica e altre anomalie valvolari;
Cardiopatie congenite: le lesioni cardiache congenite che predispongono all’endocardite batterica comprendono stenosi aortica, valvola aortica bicuspide, stenosi polmonare, difetto del setto ventricolare, dotto arterioso del brevetto, coartazione dell'aorta e tetralogia di Fallot:
Valvole cardiache protesiche;
Storia di endocardite infettiva: una precedente storia di endocardite è un'importante causa predisponente per un’endocardite successiva;
Dispositivo intravascolare - La batteriemia associata alla presenza di un catetere endovenoso o di una procedura invasiva intravascolare può essere complicata dall'endocardite;
Emodialisi cronica: nei pazienti in emodialisi cronica fattori predisponenti includono l'accesso intravascolare, la valvulopatia calcifica e il deficit immunitario;
Infezione da HIV.
Una varietà di microrganismi può causare l’endocardite e la microbiologia può variare a seconda della popolazione: i microrganismi più frequentemente causa di endocardite sono stafilococchi, streptococchi e enterococchi, in particolare lo Staphylococcus aureus e lo Streptococco viridans.
Rif. 1044dbaXSCw9m

3 di 3 Domande

Scenario ES1X: Giunge in Pronto Soccorso una donna di 83 anni presentando febbre associata a brivido e sudorazione, agli esami ematochimici si riscontra anemizzazione, leucocitosi neutrofila, aumento degli indici di flogosi (VES e PCR). All'esame obiettivo si riscontrano un soffio cardiaco non noto in precedenza e splenomegalia. Viene sospettata la presenza di un'endocardite infettiva. ​​​​​​​In questa paziente quale delle seguenti lesioni NON ci si aspetterebbe di riscontrare?

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La risposta corretta è la D.
L’endocardite è un processo infiammatorio che coinvolge l’endocardio partietale o, più frequentemente, l’endocardio valvolare. L’endocardite ad eziologia infettiva si verifica quando alcuni microrganismi, quali batteri come Staphilococcus aureus e streptococchi viridanti (responsabili entrambi del 20-40% de casi dei endocardite) provenienti per lo più da infezioni coinvolgenti le vie aeree superiori o le vie urinarie, penetrano nel torrente circolatorio e raggiungono l’endocardio, in particolare a livello delle strutture valvolari. Qui danno vita a lesioni vegetanti, da cui possono staccarsi frammenti e dare origine ad emboli, e alterazioni valvolari come insufficienza e stenosi. Nell’endocardite acuta il paziente presenta febbre, brividi, sudorazione, dispnea, dolore alle articolazioni e ai muscoli, astenia, cefalea. All’esame obiettivo si potranno osservare petecchie sulla cute, periorali o orbitali, macule cutanee emorragiche non dolenti localizzate alle estemità, noduli di Osler (noduli sottocutanei di piccole dimensioni, dolenti, localizzati sulla punta delle dita delle mani o dei piedi); alla palpazione potrà evidenziarsi splenomegalia, mentre all’auscultazione si potranno notare soffi cardiaci o disturbi del ritmo. Le strie emorragiche a livello delle pieghe cutanee non sono una manifestazione tipica dell’endocardite acuta. La diagnosi è data dalla clinica supportata da esami ematochimici e indagini strumentali, in primis l’ecocardiografia, che permette di visualizzare le strutture valvolari. Il trattamento prevede la terapia antibiotica mirata ed eventualmente la correzione chirurgica o la sostituzione degli apparati valvolari.
La risposta A non è corretta.
I noduli sottocutanei periungueali, conosciuti anche come noduli di Osler, sono dei piccoli noduli rilevati localizzati alle estremità delle dita dovuti a un processo vasculitico a carico dei piccoli vasi. Sono una delle manifestazioni tipiche dell’endocardite infettiva acuta e subacuta.
La risposta B non è corretta.
Le macule cutanee emorragiche non dolenti localizzate alle estemità, in particolare sul palmo delle mani e sulle piante dei piedi, sono una delle manifestazioni dell’endocardite infettiva acuta e subacuta.
La risposta C non è corretta.
Quando il processo endocarditico interessa le strutture valvolari, oltre alle alterazioni quali stenosi ed insufficienza, può dar vita a lesioni vegetanti da cui possono staccarsi frammenti e dare origine ad emboli, Questi emboli, una volta passati nel torrente circolatorio, possono raggiungere qualsiasi distretto dell’organismo.
La risposta E non è corretta.
Sia i noduli sottocutanei periungueali che l’embolia renale possono essere manifestazioni cliniche dell’endocardite.
Rif. 1045db2VKAOXD

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