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1 di 3 Domande

Il paziente si reca al P.S. di un famoso ospedale romano. Anamnesi patologica prossima: lamenta da alcuni mesi un dolore progressivo in regione lombo-sacrale ed ai glutei. Il dolore è più intenso nelle prime ore del mattino e si affievolisce nel corso della giornata. Esso è alleviato dal caldo o dalla somministrazione di analgesici. La paziente riferisce anche rigidità osteo-muscolare, ma nega di aver avuto febbre o sintomi gastrointestinali. Anamnesi farmacologica: positiva per l’assunzione di farmaci analgesici non meglio specificati.
Anamnesi patologica remota: negativa per patologie significative o traumi. Esame obiettivo: I segni vitali sono normali. All'esame obiettivo si apprezzano dei movimenti limitati della colonna vertebrale a livello della regione lombare. La forza muscolare è normale ed uguale in tutti gli arti ed i riflessi tendinei profondi sono 2+ sia agli arti superiori che inferiori. Il restante esame obiettivo è nella norma. Esami di laboratorio-strumentali: L’esame RX del bacino è mostrato al di sotto. Quale fra le seguenti condizioni la paziente presenta maggior rischio di sviluppare?

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La risposta corretta è la D. 

Le manifestazioni sistemiche compaiono in un terzo dei pazienti con spondilite anchilosante. Un’uveite anteriore acuta, recidivante, è comune e in genere risponde alla terapia locale; meno frequentemente diviene protratta e grave, tanto da compromettere la vista. L’uveite anteriore è caratterizzata da un’infiammazione del tratto uveale (iride, corpo ciliare e della coroide). Dal punto di vista clinico l’uveite anteriore si presenta tipicamente con un dolore intenso e fotofobia monolaterale. La spondilite anchilosante è una infiammatoria cronica ad eziologia sconosciuta, prevalentemente colpisce soggetti giovani. Ha localizzazione preferenziale alle articolazioni non diartrosiche e alle strutture legamentose dello scheletro assiale, caratterizzata da dolore e progressiva rigidità della colonna con evoluzione verso l’anchilosi e possibili manifestazioni extrascheletriche. La prima cosa da valutare in questo caso clinico è la RX: una radiografia del bacino che mostra un quadro di artrite con erosioni che coinvolgono le articolazioni sacro-iliache. Il paziente riferisce anche: dolore progressivo in regione lombo-sacrale ed ai glutei; Inoltre, il dolore è più intenso nelle prime ore del mattino e si affievolisce nel corso della giornata con l’attività fisica, esposizione al caldo ed all’assunzione di farmaci antinfiammatori non steroidei, condizione suggestiva per un mal di schiena su base infiammatoria.

La risposta A non è corretta.

La neuropatia ottica ischemica è una condizione in cui le cellule del nervo ottico, a seguito di un mancato apporto sanguigno, muoiono; esattamente come avviene nel caso dell’infarto del miocardio. Questa particolare condizione non è riscontrabile nella spondilite anchilosante.

La risposta B non è corretta.

Le manifestazioni sistemiche compaiono in un terzo dei pazienti con spondilite anchilosante. Fra queste non rientrano le ulcere orali. Le ulcere orali sono associate a molte malattie autommuni ad esempio il LES, la malattia di Behçet, il morbo di Crohn ed altre.

La risposta C non è corretta.

Non provoca pertanto una malattia polmonare ostruttiva, ma di tipo restrittivo. La spondilite anchilosante, evolve negli anni con graduale perdita della mobilità antero-posteriore e laterale della colonna, dapprima con scomparsa della lordosi lombare, poi con accentuazione della cifosi dorsale e riduzione della espandibilità toracica.

Le misurazioni della velocità di flusso d’aria e dei volumi polmonari possono essere utilizzate per differenziare le patologie ostruttive da quelle restrittive, per determinare il livello di gravità della malattia e per valutare la risposta alla terapia. Le misurazioni vengono tipicamente riportate come flussi, volumi assoluti e come percentuali del valore predetto, utilizzando dati derivati da un grosso campione di persone che si presumeva avessero una normale funzionalità respiratoria.

La risposta E non è corretta.

L’episclerite non si associa alla spondilite anchilosante. L’episclerite è una condizione infiammatoria che colpisce il tessuto episclerale, che si trova tra la sclera (la parte bianca dell’occhio) e la congiuntiva, senza il coinvolgimento del tratto uveale. E’ più frequentemente associata all’artrite reumatoide ed alle malattie infiammatorie croniche intestinali.


2 di 3 Domande

Stefano, studente di Farmacia, si reca dal proprio medico curante, il Dott. Osolari, lamentando dolore alla schiena. Anamnesi patologica prossima: dolore alla schiena ingravescente e che dura ormai da più di 5 anni: tale dolore è lungo tutta la schiena e coinvolge anche i fianchi. Il mal di schiena peggiora di notte tanto che a volte si sveglia per il dolore e questo compromette anche la buona qualità del riposo notturno. Quando si sveglia il paziente riferisce che ha una sensazione di rigidità che dura per circa 1 ora. Anamnesi farmacologica: Assume ibuprofene, che gli allevia parzialmente il dolore. Esame obiettivo: il Dott. Osolari rileva un’accentuata cifosi toracica: il paziente non è in grado di stare con la schiena piatta contro il muro; inoltre, si apprezza un’infiammazione alla palpazione profonda in corrispondenza dei punti di inserzione dei tendini e legamenti sul bacino. Esami di laboratorio-strumentali: La VES è di 70 mm/h ed il dosaggio degli autoanticorpi anti-IgG è negativo. Viene prescritta una radiografia della colonna vertebrale, mostrata nell’immagine sottostante. Quale dei seguenti rappresenta la terapia farmacologica più appropriata per questo paziente?

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La risposta corretta è la B.

Le spondiloartropatie sieronegative costituiscono un gruppo di condizioni infiammatorie fra loro correlate con caratteristico interessamento sia delle articolazioni periferiche che della colonna: fra di esse ritroviamo la spondillite anchilosante, la spondilite giovanile, la spondilite psoriasica, la sindrome di Reiter, le artriti reattive, l’artropatia enteropatica.

Le spodiloartropatie sono accomunate da un’associazione statisticamente significativa con l’antigene HLA B27. La spondilite anchilosante è una infiammatoria cronica ad eziologia sconosciuta, prevalentemente colpisce soggetti giovani. Ha localizzazione preferenziale alle articolazioni non diartrosiche e alle strutture legamentose dello scheletro assiale, caratterizzata da dolore e progressiva rigidità della colonna con evoluzione verso l’anchilosi e possibili manifestazioni extrascheletriche.

Il quadro clinico, è caratterizzato quindi dall’esordio insidioso con dolore in regione sacroiliaca e al rachide lombare, con rigidità mattutina e sollievo dopo movimento ed entesopatia. Il termine entesopatia si riferisce ad una infiammazione in corrispondenza dei punti di inserzione dei tendini e legamenti sulle ossa ed è una caratteristica delle spondiloartropatie sieronegative.

La sacroileite si evidenzia bene al RX del bacino e della colonna vertebrale o meglio ad una RM del rachide in toto e bacino.La malattia evolve negli anni successivi con graduale perdita della mobilità antero-posteriore e laterale della colonna, dapprima con scomparsa della lordosi lombare, poi con accentuazione della cifosi dorsale e riduzione della espandibilità toracica, o rigidità in flessione del rachide cervicale.

Al rachide si verificano lesioni allo spigolo superiore e inferiore dei corpi vertebrali, di cui scompare la normale concavità del contorno anteriore del corpo vertebrale (vertebre squadrate). Inoltre, si formano spicule ossificate all’inserzione dei legamenti intervertebrali (sindesmofiti), i quali al termine della loro calcificazione fissano il segmento rachideo interessato (colonna vertebrale a “canna di bambù”).

La radiografia del caso clinico è tipica di questa condizione clinica: mostra la sacroileite, appiattimento dei corpi vertebrali e calcificazione del legamento longitudinale anteriore.

Il trattamento comprende la fisioterapia, i FANS e farmaci anti-TNF-α (come etanercept e infliximab).

 

La risposta A non è corretta. 

L’Epidermal Growth Factor Receptor Ã¨ un recettore di membrana che lega il fattore di crescita dell’epidermide. Il Gefinitib appartiene alla famiglia dei farmaci che sono considerati inibitori dell’EGFR. Questi farmaci, non sono utili nella spondilite anchilosante.

 

Le risposte C ed E non sono corrette. 

Il CD20 è un antigene B-linfocitario espresso su molte cellule B; le cellule B progenitrici e le plasmacellule non esprimono questo antigene. Il rituximab, comunemente noto con il nome commerciale di Mabthera®, è una sostanza che appartiene alla classe di farmaci antitumorali che prendono il nome di anticorpi monoclonali. In particolare, il Rituximab è anticorpo monoclonale anti-CD20, utilizzato nel trattamento di vari tipi di linfoma.

 

La risposta D non è corretta. 

Efalizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato ricombinante prodotto da cellule Ovariche di Hamster Cinese (CHO) con tecniche di ingegneria genetica. Efalizumab è un’immunoglobulina anti-CD11a (anti-LFA-1). Impedisce l’interazione di LFA-1 con ICAM-1.

È utilizzato nel trattamento della psoriasi grave, ma non ha alcun effetto sulle malattie articolari.


3 di 3 Domande

Si reca al PS del Policlinico di Bari il signor Sforzame, architetto di provincia, di mezza età. Anamnesi patologica prossima: forti dolori addominali. Riferisce che improvvisamente ha iniziato a sentirsi debole, sudare ed a sentirsi spossato. Anamnesi personale fisiologica: È un fumatore abituale Anamnesi patologica remota: soffre di ipertensione da vari anni. Esame obiettivo: La sua pressione sanguigna é di 110 /70 mmHg e all'esame obiettivo dell'addome si apprezza un addome duro e teso. Esami strumentali-laboratoristici: TC dell'addome (vedi l'immagine sottostante). Con il passare delle ore diventa gradualmente sempre più pallido, soporoso e la sua pressione sanguigna scende a 80 /50 mmHg con una frequenza cardiaca di 110 battiti al minuto. Quale fra i seguenti rappresenta lo step più idoneo nella gestione del paziente?

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La risposta corretta è la B.

Il Signor Sforzame è entrato in PS del Policlinico di Bari lamentando dolore addominale ed ipotensione ed è stato sottoposto ad un esame TC dell’addome, che ha mostrato una rottura di un’aneurisma dell’aorta addominale con accumulo di sangue nello strato avventiziale. L’aneurisma dell’aorta addominale può essere asintomatico o presentarsi con dolore alla schiena o addominale. I fattori di rischio per tale condizione includono ipertensione, aterosclerosi, sesso maschile, età avanzata e fumo. Un aneurisma dell’aorta addominale rotto si presenta tipicamente con una triade clinica caratterizzata da: dolore addominale, ipotensione e massa addominale pulsatile e si caratterizza per un’ematoma intra e/o retroperitoneale  con accumulo di sangue libero nella cavità peritoneale oppure nel retroperitoneo. L’esame TC  viene effettuato esclusivamente nei pazienti che sono emodinamicamente stabili, mentre nei soggetti che non sono emodinamicamente stabili se la rottura è stata già diagnosticata (ad esempio tramite un’ecografia dell’addome fatta a letto del paziente), non è necessario effettuare altri esami diagnostici più approfonditi come la TC in quanto l’approccio terapeutico è di tipo chirurgico con un intervento che deve essere fatto d’urgenza e che presenta un elevato tasso di mortalità e morbilità.

 

La risposta A non è corretta.

L’esame TC mostra chiaramente una rottura dell’aneurisma dell’aorta addominale e pertanto in tal caso l’esame ecografico non aggiunge altre informazioni, ma risulta essere inutile, facendo solo perdere del tempo necessario per portare il paziente in sala operatoria. Se il paziente ha ipotensione e c’è il sospetto di un aneurisma dell’aorta addominale la conferma di tale sospetto può avvenire in prima battuta anche mediante esecuzione di un esame ecografico, qualora il quadro clinico lo permetta.

 

La risposta C non è corretta.

La laparoscopia è una procedura chirurgica utilizzata per valutare le patologie intra-addominali o pelviche in pazienti con dolore addominale acuto o cronico e per valutare l’operabilità, ma vista l’acuità ed urgenza di tale condizione, questa procedura non è indicata.

 

La risposta D non è corretta.

Le amilasi sono enzimi prodotti dal pancreas e dalle ghiandole salivari e che intervengono nella digestione dei carboidrati, mentre le lipasi sono enzimi prodotti quasi esclusivamente dal pancreas (pertanto più specifici delle amilasi) implicati nell’idrolisi dei grassi e nella lipolisi. Il dosaggio di tali enzimi può essere utile nel sospetto di una pancreatite acuta, dato che aumentano sin dal primo giorno per poi normalizzarsi dopo circa una settimana, insieme ad altri reperti laboratoristici quali una leucocitosi, una iperazotemia ed una ipocalcemia. La TC, qualora ci fosse un sospetto clinico-laboratoristico di questa condizione patologica, può essere utilizzato per confermare il sospetto diagnostico magari come esame di seconda istanza dopo un’ecografia dell’addome.

 

La risposta E non è corretta.

L’esame TC eseguito non evidenzia alcuna falda di ascite e come tale non è necessario effettuare alcuna paracentesi evacuativa e/o drenaggio addominale.


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