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1 di 3 Domande

Scenario ASD3: Un paziente ha effettuato una visita audiologica presso un vostro collega e, chiedendovi un secondo consulto, vi mostra la seguente immagine. Qual è la diagnosi più probabile?

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La risposta corretta è la B.

Partendo dall’immagine, soffermiamoci sull’orecchio medio che è delimitato lateralmente dalla membrana timpanica e medialmente dalla faccia mediale della cassa timpanica. La membrana timpanica, esplorabile tramite otoscopio, ha una forma pressoché ovalare, una dimensione di circa 9-10 mm di altezza e 8-9 mm in larghezza, ed è sostanzialmente trasparente e traslucida. Spesso, nei soggetti normali, si nota un triangolo luminoso (triangolo di Politzer), dovuto ad un angolo di riflessione della membrana timpanica stessa. Su di essa si riscontra l’impronta del manico del martello e, proprio dai processi laterali posteriori del martello, viene divisa in due porzioni: la pars flaccida (più piccola e identificata nella porzione superiore, più suscettibile ai fenomeni flogistici per la sua consistenza mucosa) e la pars tensa (collocata inferiormente che rappresentante circa il 90% dell’intera membrana, costituita da tre tipi di fibre elastiche fondamentali per la trasmissione del suono).

La membrana timpanica, che costituisce il tramite tra orecchio esterno e medio, può andare incontro a vari processi patologici, che ne provocano la sua perforazione. Essa viene convenzionalmente distinta in 4 quadranti: anteriore, posteriore, superiore ed inferiore.

In questa immagine vediamo una perforazione della porzione antero-superiore della membrana timpanica, che definisce una comunicazione patologica tra orecchio esterno e orecchio medio. La causa può essere riconducibile ad un evento traumatico diretto (inserimento di un corpo estraneo attraverso il condotto uditivo esterno), ad un evento traumatico indiretto (baro-trauma di tipo esplosivo o implosivo), ad eventi infiammatori.

L’esame otoscopico è fondamentale per la diagnosi, perché consente l’identificazione della perforazione, della sede, delle dimensioni e l’eventuale associazione ad otorrea, la timpanosclerosi o altri segni, che possono fornire informazioni sulla possibile causa.

Se si associa anche un esame audiometrico tonale, questo mostrerà una ipoacusia trasmissiva di grado variabile. L’entità dell’ipoacusia dipende dalla sede della perforazione, piuttosto che dalla dimensione. Talvolta, se le perforazioni hanno dimensioni inferiori ai 2-3 mm, possono non avere ripercussioni sulla soglia uditiva.

La terapia varia a seconda della causa; soprattutto nei processi infiammatori-infettivi è importante monitorare la progressione o la risoluzione della patologia poiché una perforazione timpanica stabilizzata difficilmente tende a guarire spontaneamente.

La risposta A non è corretta.

L’esame otoscopico, fondamentale per la diagnosi, consente l’identificazione della perforazione, della sede, delle dimensioni, l’eventuale associazione ad otorrea, la timpanosclerosi o altri segni che possono fornire informazioni sulla possibile causa.

In questa immagine vediamo una perforazione della porzione antero-superiore della membrana timpanica, localizzata a livello della pars flaccida. Interessa solo una piccola parte del timpano, quindi la risposta A risulta errata.

La risposta C non è corretta.

L’esame otoscopico è fondamentale per la diagnosi; consente l’identificazione della perforazione, della sede, delle dimensioni e l’eventuale associazione ad otorrea, la timpanosclerosi o altri segni che possono fornire informazioni sulla possibile causa.

In questa immagine vediamo una perforazione della porzione antero-superiore della membrana timpanica, quindi la risposta C è errata.

La risposta D non è corretta.

Il tappo di cerume, visibile all’ispezione esterna o tramite otoscopio, costituisce un corpo estraneo, che si localizza a livello del meato acustico esterno, che può impegnare completamente il condotto uditivo, sino ad arrivare alla membrana timpanica.

In questa immagine non osserviamo la presenza di corpi estranei, ma solo la perforazione del timpano. La risposta D risulta errata.


2 di 3 Domande

Una donna di 67 anni giunge in visita, portando in visione l'allegato esame densitometrico osseo, eseguito a livello lombare. In riferimento al grafico allegato è possibile diagnosticare osteoporosi?

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La risposta corretta è la A.

La MOC (o Mineralometria Ossea Computerizzata), è un esame densitometrico, che misura la massa minerale ossea (BMC) e la densità ossea, cioè la quantità e la densità dei sali di calcio, contenuti nella regione scheletrica sottoposta ad esame. La MOC è un esame che può essere effettuato in diversi modi: tramite ultrasuoni (su piccoli segmenti ossei), TC, oppure apparecchiature specifiche di ultima generazione come ad esempio la DEXA (Dual Energy X-Ray Absorptiometry).

La DEXA, attualmente quella più utilizzata, è un esame non invasivo ma, che comporta l’esposizione del soggetto ai raggi X. Indipendentemente dalla tecnica utilizzata, la MOC consente di definire lo stato di una eventuale demineralizzazione ossea mediante due indici: il T-score e lo Z-score. Il T-score è un parametro che esprime quanto il valore ottenuto si discosta dal valore del campione di riferimento (soggetti sani dello stesso sesso di età compresa tra i 25 e i 30 anni, età in cui si ha il picco di massa ossea). Il T-score rappresenta la differenza, espressa in un numero di derivazioni standard, fra il valore individuale osservato e il valore medio della popolazione sana di riferimento. Valori di T-score compresi in un range fra +1 e -1 indicano una mineralizzazione nella norma. Secondo l’OMS, quando il valore di T-score è compreso da -1 a -2,5, si parla di osteopenia, invece quando questo valore è inferiore a 2,5, si parla di osteoporosi.

Per quanto riguarda lo Z-score, invece, il valore di riferimento si ottiene dalla valutazione di una popolazione sana di soggetti dello stesso sesso e della stessa età del paziente.

Tra T-score e Z-score, il primo è quello da tenere maggiormente in considerazione, poiché si tratta di un valore assoluto e non relativo.

Nella nostra paziente il valore di T-score è -2,1 quindi si tratta di una condizione di osteopenia e non di osteoporosi.

La risposta B non è corretta.

La risposta B è errata, perché il valore di T-score della nostra paziente è di 2,1; in base a quanto stabilito dalla OMS si parla di osteoporosi quando il T-score presenta valori inferiori a -2,5.

La risposta C non è corretta.

Il principale parametro di riferimento nella diagnosi di osteopenia o di osteoporosi è il T-score e non lo Z-score; per questo motivo la risposta C è errata. Inoltre, la nostra paziente ha un valore di Z-score di -1,9 quindi è inferiore a -1.

La risposta D non è corretta.

Il principale parametro di riferimento nella diagnosi di osteopenia o di osteoporosi è il T-score e non lo Z-score; per questo motivo la risposta D è errata. Inoltre, la nostra paziente ha un valore di Z-score di -1,9 quindi è inferiore a -1,5.


3 di 3 Domande

Ragazzo di 22 anni dopo caduta in moto lamenta intenso dolore al polso destro. Si reca in pronto soccorso dove presenta tumefazione a livello del versante radiale del polso e positività al Kirk-Watson test. Il paziente esegue esame RX del polso. Considerando il quadro clinico e l'esame RX in visione, qual è la vostra diagnosi?

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La risposta corretta è la C.

Data la natura dell’evento traumatico, l’insorgenza della tumefazione e del dolore, il nostro paziente si reca in Pronto Soccorso per la valutazione del polso. Nel nostro paziente possiamo notare una piccola frattura composta dello scafoide, visibile come una interruzione della corticale mediante evidenza di sottile stria iperdiafana, con evidenza di lievissima diastasi del frammento osseo.

Lo scafoide, una fra le piccole ossa che compongono il polso, collocato lateralmente al pollice e formante la prima fila delle ossa del carpo, insieme a semilunare, piramidale e pisiforme, risulta essere quello maggiormente interessato da fratture, in seguito a cadute accidentali sulla mano tesa, soprattutto qualora il peso del corpo venga trasmesso sul palmo stesso.

Le fratture dello scafoide non sempre sono facilmente visualizzabili all’RX, poiché esso può “nascondersi” attraverso le altre ossa carpali.

Nel caso in cui alla prima radiografia del polso non sia possibile osservare la lesione, è bene ripetere l’esame a 10-14 giorni di distanza, oppure eseguire una RM, esame con maggiore sensibilità e specificità, che consente di notare anche l’edema perilesionale.

È bene non ritardare la diagnosi così da impostare il trattamento adeguato ed evitare le possibili conseguenze a breve e lungo termine come pseudoartrosi, artrosi, necrosi avascolare e altre.

La risposta A non è corretta.

SNAC è un acronimo, che sta per Scaphoid Nonunion Advanced Collapse, cioè la degenerazione artrosica dell’articolazione radio-carpica in seguito ad una frattura misconosciuta o non adeguatamente trattata dello scafoide.

Si presenta a diversi anni di distanza dall’evento traumatico ed evolve in tre stadi a gravità crescente. A distanza di 10 anni dall’insorgenza della pseudoartrosi, il quadro clinico evolve in SNAC nella totalità dei casi.

Il nostro paziente arriva in pronto soccorso in seguito ad un evento traumatico di recente insorgenza, per cui non è possibile abbia già sviluppato una degenerazione artrosica delle strutture ossee interessate da frattura.

La risposta B non è corretta.

In questo esame radiografico non osserviamo alterazioni del profilo del semilunare, né la presenza di plurimi frammenti, motivo per cui non risulta essere questo l’osso interessato dall’evento traumatico.

La risposta D non è corretta.

La sindrome del tunnel carpale è una patologia a decorso cronico, dovuta alla compressione ab estrinseco del nervo mediano della mano, da parte dei tessuti molli circostanti, lungo il suo decorso a livello del tunnel carpale (la parte superiore del tunnel è limitata dal legamento trasverso del carpo, invece inferiormente abbiamo radio ed ulna). Il mediano, a livello della mano, controlla la sensibilità della parte laterale della mano e delle prime tre dita, e la motilità del muscolo abduttore del pollice, opponente del pollice e del flessore breve del pollice, oltre ad alcuni muscoli lombricali. La sindrome del tunnel carpale è caratterizzata da dolore e da intorpidimento della mano e delle dita innervate.

Le cause e i fattori predisponenti al suo sviluppo sono molteplici: microtraumi ripetuti del polso per attività lavorative o sportive, condizioni patologiche di base come diabete, artrite reumatoide, l’età, fattori ormonali e l’ereditarietà.

La diagnosi, oltre che clinica, può essere fatta con i test elettrofisiologici; eventualmente, tramite radiografia, si potrebbero visualizzare dei processi patologici, soprattutto di tipo artrosico, a carico delle ossa del polso.

La sintomatologia e l’esame radiografico del nostro paziente non sono riconducibili a questa patologia.

 


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